Lo Stato Sociale – Febbre (con testo)

Da sventrare le nuvole
da prendere a schiaffi la luna
sei bella da mordere i fili
dell’alta tensione
da bere alla goccia una cisterna
di cenere
da tagliarsi i capelli
cominciando dalla gola
Sei bella da chiudersi in ascensore
con un testimone di Geova e poi
da lasciarsi precipitare
Sei bella da contare con la lingua
i denti della propria ghigliottina
e giocando quel numero
perdere tutto tranne una cambiale

Bella che a confronto
l’inferno è una mezza pensione
bella che nessuna mela
mi risparmierà il dottore
che il mio sangue si fa benzina
ma non smetto di leccarmi le ferite
e ancora prima di svanire
come scaglie di sapone
le mie dita aggrappate a un cornicione

Ti prego torna qui, ti prego torna qui,
ti prego torna
a schiacciarle come sola tu sai.

Fammi sudare la febbre!
Fammi sudare la febbre!
Fammi sudare la febbre!
A schiacciarle come sola tu sai. (2 volte)

38 e uno. 38 e due.
(da sventrare le nuvole, da prendere a schiaffi la luna)
38 e tre. 38 e quattro.
(sei bella da mordere i fili dell’alta tensione)
38 e cinque. 38 e sei.
(da bere alla goccia una cisterna, di cenere)
38 e sette. 38 e otto.
(da tagliarsi i capelli, cominciando dalla gola)
38 e nove. 39 e uno.
(sei bella da chiudersi in ascensore con un testimone di Geova)
39 e due. 39 e tre.
(e poi, da lasciarsi precipitare)
39 e quattro. 39 e cinque.
(Sei bella da contare con la lingua i denti della propria ghigliottina)
39 e sei. 39 e sette.
(e giocando quel numero, perdere tutto tranne una cambiale)
39 e otto. 39 e nove.
(Bella che a confronto l’inferno è una mezza pensione)

Bella che nessuna mela mi risparmierà il dottore.

Fammi sudare la febbre! (Quaranta!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantuno!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantatre!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantaquattro!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantacinque!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantasei!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantasette!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantotto!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantanove!)
Fammi sudare la febbre! (Cinquanta!)

Cento!

L’amore ai tempi dei licenziamenti

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Il sentimento deve sempre e comunque avere a che fare con la realtà.
Non siamo in un mondo iperuranico a sé stante: l’amore è una cosa reale a cui si lavora anche nella propria quotidianità ed è in relazione al mondo contemporaneo. Un’intimità che però ha a che vedere con il biglietto del treno per incontrarsi, con quanto costa, con il lavoro che fai, con i giorni in cui non ci riesce a incrociare.

L’amore è anche un motore propulsivo per cambiare le cose oltre che la cosa più fuori luogo che uno possa provare, un gigantesco intralcio al vivere “normale”.