Tre giorni per la verità

 

Ho appena finito di vederlo. Era la prima volta, in passato non mi era mai capitato.. Il film parla di un uomo, Freddy (Jack Nicholson) che perde la figlia dopo essere stata investita da un ragazzo, John (David Morse) che guida in stato di ebbrezza. Dopo sei anni di carcere, il padre vuol vendicarsi uccidendo l’assassino di sua figlia, ma le cose cambiano in seguito ad alcune circostanze.
La prima parola che mi viene da pensare è “peccato!”, quello che poteva essere un capolavoro con il passare dei minuti diventa un elettroencefalogramma piatto. Nessuna emozione, forse un po’ di commozione per i più sensibili, ma nient’altro.
Gli unici due dialoghi degni di nota avvengono troppo presto, il primo tra i due protagonisti, dove l'”assassino” spiega al padre della bambina uccisa che il rimorso lo accompagnerà sempre, che anche lui vorrebbe che quel giorno non fosse mai esistito.
L’altro dialogo avviene tra John e una ragazza conosciuta ad una festa. Lui le racconta com’è avvenuto l’incidente che l’ha visto protagonista e le parole che la bambina gli disse prima di morire: gli chiese scusa, per non aver guardato prima di attraversare.

Bella anche la dedica finale di Sean Penn per Charles Bukowski Jr.