“Mi stavo per suicidare, quando Google+ mi ha salvato la vita”



La follia non ha limiti. Pur di indurti a iscriverti, ad aggiungere tanti “amici”, Google+ mi ha detto che “potrei soffrire di solitudine”. La mia prima reazione è stata un sorriso, con retrogusto amaro. Perché questo retrogusto? Io mi reputo abbastanza intelligente da non cadere in simili ‘trappole’, ma mi chiedo come reagirebbe un ragazzino o una ragazzina di fronte a un simile messaggio. Questi social network nel momento in cui cercano di farci interagire con tutti, in realtà ci privano della scelta. Ci mettono di fronte a un bivio, dove da una parte troviamo il mondo del social network, pieno di amici.. Dall’altra la solitudine.

Sarò io che mi faccio mille complessi di tutti i generi, ma qui mi pare che si stia rasentando la follia.

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Lo Stato Sociale – Febbre (con testo)

Da sventrare le nuvole
da prendere a schiaffi la luna
sei bella da mordere i fili
dell’alta tensione
da bere alla goccia una cisterna
di cenere
da tagliarsi i capelli
cominciando dalla gola
Sei bella da chiudersi in ascensore
con un testimone di Geova e poi
da lasciarsi precipitare
Sei bella da contare con la lingua
i denti della propria ghigliottina
e giocando quel numero
perdere tutto tranne una cambiale

Bella che a confronto
l’inferno è una mezza pensione
bella che nessuna mela
mi risparmierà il dottore
che il mio sangue si fa benzina
ma non smetto di leccarmi le ferite
e ancora prima di svanire
come scaglie di sapone
le mie dita aggrappate a un cornicione

Ti prego torna qui, ti prego torna qui,
ti prego torna
a schiacciarle come sola tu sai.

Fammi sudare la febbre!
Fammi sudare la febbre!
Fammi sudare la febbre!
A schiacciarle come sola tu sai. (2 volte)

38 e uno. 38 e due.
(da sventrare le nuvole, da prendere a schiaffi la luna)
38 e tre. 38 e quattro.
(sei bella da mordere i fili dell’alta tensione)
38 e cinque. 38 e sei.
(da bere alla goccia una cisterna, di cenere)
38 e sette. 38 e otto.
(da tagliarsi i capelli, cominciando dalla gola)
38 e nove. 39 e uno.
(sei bella da chiudersi in ascensore con un testimone di Geova)
39 e due. 39 e tre.
(e poi, da lasciarsi precipitare)
39 e quattro. 39 e cinque.
(Sei bella da contare con la lingua i denti della propria ghigliottina)
39 e sei. 39 e sette.
(e giocando quel numero, perdere tutto tranne una cambiale)
39 e otto. 39 e nove.
(Bella che a confronto l’inferno è una mezza pensione)

Bella che nessuna mela mi risparmierà il dottore.

Fammi sudare la febbre! (Quaranta!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantuno!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantatre!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantaquattro!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantacinque!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantasei!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantasette!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantotto!)
Fammi sudare la febbre! (Quarantanove!)
Fammi sudare la febbre! (Cinquanta!)

Cento!

Tre giorni per la verità

 

Ho appena finito di vederlo. Era la prima volta, in passato non mi era mai capitato.. Il film parla di un uomo, Freddy (Jack Nicholson) che perde la figlia dopo essere stata investita da un ragazzo, John (David Morse) che guida in stato di ebbrezza. Dopo sei anni di carcere, il padre vuol vendicarsi uccidendo l’assassino di sua figlia, ma le cose cambiano in seguito ad alcune circostanze.
La prima parola che mi viene da pensare è “peccato!”, quello che poteva essere un capolavoro con il passare dei minuti diventa un elettroencefalogramma piatto. Nessuna emozione, forse un po’ di commozione per i più sensibili, ma nient’altro.
Gli unici due dialoghi degni di nota avvengono troppo presto, il primo tra i due protagonisti, dove l'”assassino” spiega al padre della bambina uccisa che il rimorso lo accompagnerà sempre, che anche lui vorrebbe che quel giorno non fosse mai esistito.
L’altro dialogo avviene tra John e una ragazza conosciuta ad una festa. Lui le racconta com’è avvenuto l’incidente che l’ha visto protagonista e le parole che la bambina gli disse prima di morire: gli chiese scusa, per non aver guardato prima di attraversare.

Bella anche la dedica finale di Sean Penn per Charles Bukowski Jr.