Bukowski sopravvalutato. Sono l’unico a pensarla così?

Non ce la faccio, devo dirlo in qualche modo. 

Trovo Charles Bukowski maledettamente sopravvalutato. Semi-sconosciuto fino a qualche anno fa, Facebook ha secondo me contribuito molto alla sua “ascesa” tra i ragazzi (miei coetanei e non solo – 24), in quanto si rivedono nella trasgressione e nella visione cinico-nichilista di questo scrittore. Ahimè, però, quando leggo una sua citazione mi vengono i brividi per diversi motivi: 

1) Letta una, sembra di averle lette tutte.

2) Sembra un Fabio Volo, solo un po’ meno banale e scontato.

3) Non ditemi che devo per forza leggere un libro per giudicare, perché provai a iniziarne uno ma lo stavo trovando di una monotonia immensa.

Ok, i motivi sono questi. Ma analizziamo qualche citazione…

“Accavallò le gambe e si tirò su la gonna. Si può andare in paradiso anche prima di morire.”
“Ognuno di noi ha i suoi inferni, si sa. Ma io ero in testa, di tre lunghezze sugli inseguitori.”
“Mi guardai intorno. Non c’era nessuna donna, lì in quel caffè. Ripiegai sulla cosa che sta al secondo posto in graduatoria: sollevai il mio bicchiere e lo scolai.”

Io trovo banali queste frasi, nonostante siano estrapolate dal loro contesto. Sembra che solo lui abbia fatto delle cazzate nella vita, vantarsi del proprio status-quo alcolico e della sua vita da ‘ribelle’, non mi sembra poi una gran trovata stilistico-narrativa. 
Insomma, sarà che non mi piace questa sorta di “realismo sporco” ma spero di non essere l’unico a restare indifferente ai suoi scritti.

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